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01
July
2011

Ritrovare il senso - Terza parte

Marco Ferrini

Ritrovare il senso

C'è chi tenta di sfuggire al tradimento rifiutando drasticamente i rapporti con gli altri, ma poi la persona si sente sola, desolata, vuota. Chi invece ricerca l'intervento di Dio può stabilire relazioni con chiunque senza mai sentirsi deluso o tradito e può stare bene anche se è solo in compagnia di se stesso, perché il fulcro della sua affettività è fondato su Dio, sul Suo amore eterno ed infinito.
Mai in nessuna circostanza tale persona può sentirsi sola perché la presenza del Signore riempie tutto il suo spazio interiore con una gioia che nessuna umana relazione o mondana impresa potrebbero dare.
Chi non ha sperimentato questo stato di coscienza, potrebbe chiedersi: “Come fa quella persona a star bene da sola?”. Ma questa domanda nasce solo perché non si capisce che la solitudine a quel livello non esiste, poiché la persona ha realizzato dentro di sé la presenza di Dio, la pienezza del suo esserci, e con essa il totale appagamento, la liberazione da ogni forma di dipendenza.
Anche la Natura diventa speciale amica e compagna di viaggio dell'innamorato di Dio che ha abbandonato gli attaccamenti mondani, che non è più identificato con il suo io storico avendo realizzato il suo sé spirituale in comunione con il Supremo. Quando la persona non agisce più per i suoi interessi egoistici ma opera in spirito di offerta al Signore, per il bene di tutti, secondo il progetto divino che muove l'universo, avviene come un capovolgimento nella sua vita: la Natura, da severa e dura, diventa tenera madre, delicata e dolce, casta e pura.

Tutta l'ostilità della prakriti cessa quando noi ci stabiliamo fermamente nel purusha, quando vengono meno le false identificazioni con ciò che non si è. Sarvo upadhir vinirmuktam: solo quando si abbandona ogni illusione, allora e solo allora la Bhakti può stabilirsi e diventare realtà concreta e operante nella nostra quotidianità, in cui tutto quello che abbiamo lo offriamo nel fuoco del sacrificio, che purifica e ci alleggerisce nell'ascesa. Dante ascende al cielo quando la sua visione di Beatrice è diventata casta e mentre sale si sofferma a vedere la terra da lontano. Questo “lontano” ha in sé una simbologia molto forte: sta a significare il distacco, senza il quale ci si infuoca per la passione come è avvenuto nella storia di tanti anti-eroi che per questa incontrollata passione hanno commesso azioni terribili. La Bhakti ci permette di dominare le pulsioni e gli istinti e così ci fa ergere sopra i dualismi altrimenti impossibili da superare se si rimane invischiati nel mondo e fagocitati dall'ego. La Bhakti consente di trascendere gli opposti, il bene e il male mondani, e di congiungerli armonicamente in un summum bonum, generato dal potente magnete dell'Amore per Dio. Il devoto percepisce Dio nella propria interiorità e poi lo vede in tutto ciò che esiste, anche all'esterno di sé. Ecco perché il bhakta non distingue più tra la visione ad occhi aperti e quella nel sogno o nel sonno. Egli trascende i paradigmi materiali, si leva al di sopra di ciò che è terreno e si libra in volo verso l'infinito e l'eterno. Se si compie ogni sforzo in questa direzione, il Signore ci aiuta: se noi mettiamo un'ala, Dio mette l'altra per tramite del Guru e così finalmente voliamo. Il Guru è la manifestazione esterna di Dio, non si sostituisce a Lui ma svolge la funzione di avvicinare l'anima al Signore. Ecco perché il Guru si deve “indiare”, ovvero immergersi in Dio e agire da Lui ispirato.

“Avvicina i Maestri con umiltà, poni loro domande per ricevere la conoscenza sacra e servili: chi ha realizzato la verità può rivelarla ad altri” (Bhagavad-gita IV.34).

Farsi servitori del Guru è essenziale per evolvere spiritualmente. Senza farsi servitori si rimane intrappolati nella ragnatela dei sensi e della mente. Solo facendosi servitori di Dio e dei Suoi devoti, si può accedere a quel livello di realizzazione interiore e di libertà che rende la vita degna di essere vissuta.
Quella libertà che ci sorprende con la sua meraviglia, come quando vediamo un bruco diventare farfalla o la farfalla liberarsi dalla ragnatela che la teneva prigioniera. Noi non vogliamo morire nella ragnatela dei condizionamenti, né vogliamo in quella ragnatela veder morire gli altri. Impariamo a vivere con distacco, con lungimiranza ed equanimità, a non fare discriminazioni sulla base di interessi mondani. In tutto dobbiamo ricercare l'essenza spirituale e a quell'essenza riconnetterci. Solo così possiamo uscire dalla ragnatela e aiutare anche altri ad uscirne.

FINE TERZA PARTE

...CONTINUA NEL PROSSIMO POST...

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  • grazie per questa chiara e vera descrizione, che ci incoraggia al senso di responsabilità personale, grazie
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