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08
February
2014

Quanto conosciamo della nostra storia?

Marco Ferrini

Che cosa ci è accaduto nel corso del tempo e quanto della nostra storia conosciamo?

Generalmente ne conosciamo una piccolissima parte, paragonabile allo spessore di un'ala di mosca. Eppure abbiamo lasciato una scia nello spazio e nel tempo lunga millenni. Quella scia costituisce e segna la nostra storia.

Conoscersi vuol dire anche conoscere la propria storia. Nel nostro peregrinare nel ciclo delle esistenze, possiamo esser stati fate, mostri, criminali, santi, donne, uomini, possiamo esser morti giovani o vecchi, aver sofferto o gioito. La nostra storia è inscritta nel nostro inconscio. Emerge attraverso vritti, samskara e vasaia.

Le vritti sono le onde psichiche che cambiano i nostri quadri mentali. Provengono sia dalle impressioni che riceviamo dall'ambiente che dalle memorie che sono annidate nell'inconscio, i samskara appunto, i quali a loro volta producono le tendenze (vasana) della personalità.

Quanti traumi abbiamo avuto nel nostro travagliato percorso esistenziale e quanti di questi sono stati elaborati e risolti?

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Nasciamo non come pagine bianche ma come pagine scritte. Portiamo dentro di noi la conseguenza delle nostre sofferenze non elaborate, di paure, rancori, fobie, e anche dei traguardi evolutivi che abbiamo raggiunto.

Finché non prendiamo atto di questi elementi psichici sommersi, non riusciremo a mettervi mano per ripararne i guasti. Non possiamo trasformare ciò che nemmeno conosciamo, dunque – per cambiare la nostra storia, o meglio per cambiare gli effetti che la nostra storia ha sul nostro presente e sulla nostra personalità odierna– prima dobbiamo conoscerla. Il mezzo per riuscirvi, senza controindicazioni di sorta e con i risultati più auspicabili, è la pratica della meditazione, se eseguita avendo come modello di riferimento i maestri della tradizione dello Yoga che ha elaborato e codificato al più alto livello questa sofistica scienza per la trasformazione dei contenuti psichici inconsci. Attraverso la meditazione possiamo prendere consapevolezza dei nostri desideri e istanze più recondite e soprattutto riusciamo a trasformarli in senso evolutivo, fino a raggiungere le vette della consapevolezza.

Ma quanto è davvero utile e indispensabile la meditazione? E perché mai dovrebbe essere una pratica quotidiana?

Per capirlo è sufficiente riflettere sul fatto che istanze inconfessabili sono registrate nel nostro inconscio e spesso ci muovono come fossimo marionette. I fili che ci tengono sono i condizionamenti accumulati.

La tradizione dello Yoga, che ha millenni di esperienza, ci mostra e ci insegna come può essere conosciuta e bonificata questa parte più profonda e nascosta della personalità, che può sabotare quando meno ce lo aspettiamo ogni nostro desiderio di felicità e di auto-realizzazione.

Perché mai talvolta ci si comporta in maniera detestabile persino a se stessi?

C'è modo di capirlo e ancor più di prevenirlo attraverso la meditazione che è una scienza ed un'arte al contempo. Non implica una spiritualità astratta negatrice dei valori terreni, né tantomeno un assorbimento alienante nella materia che ci lascerebbe insoddisfatti, illusi, delusi e frustrati, perché siamo esseri spirituali all'interno di un corpo psicofisico: aneliamo a liberarci da morte, vecchiaia, malattia, sofferenza.

Ma in che cosa praticamente consiste la meditazione? E a cosa infine ci conduce?

Ahimè il concetto di meditazione viene oggi assai spesso banalizzato, e di conseguenza vengono banalizzati e trascurati anche i principi spirituali che ne stanno a fondamento e lo scopo che essa si prefigge. Meditare significa tornare ad essere in possesso costruttivamente delle proprie energie e risorse. Invece che rimanere vittima dell'apparenza o dell'aspetto superficiale dei fenomeni, capire che cosa c'è dietro ad essi. Meditazione significa bonificare la psiche da ogni carica esplosiva, recuperarla, purificarla e utilizzarla per riparare i guasti. Il motto delfico “conosci te stesso” è il fondamento e lo scopo della meditazione. Meditare apre la via ad un'esistenza straordinariamente gioiosa, costruttiva, evolutiva. La pratica della meditazione non si insegna né si acquisisce con le sole parole. Occorre imparare da chi già la pratica con serietà e coerenza, non da autodidatta ma facendo riferimento ai Maestri e alle fonti scritturali della grande tradizione dello Yoga, come ad esempio i testi universalmente riconosciuti della Bhagavad-gita, Yogasutra di Patanjali, Upanishad e Bhagavata Purana.

Marco Ferrini

  • Tags: inconscio, marco ferrini, meditazione, storia, yoga

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