CSB RADIO

27
May
2013

Perché ci sentiamo soli?

Marco Ferrini

Come mai ci si sente soli?Generalmente la ricerca dell'amore parte da un senso di solitudine, ma quest'ultima non è tanto un problema di compagnia fisica, bensì di consapevolezza e centratura personale. La solitudine è generata da una frammentazione intrapsichica che di conseguenza produce percezione di separazione della persona dai suoi simili, dalle creature, dal creato, dal Creatore.

Il problema della solitudine non si risolverà dunque cercandosi un compagno per contrastare la paura di stare soli, circondandosi di oggetti lussuosi per la bramosia di possederli, con vacanze “fuga dalla realtà”, tuffandosi nella folla, nel lavoro svolto senza motivazioni evolutive o nella religione vissuta in maniera passiva e conformistica. Funzionerà, invece, cominciare ad amare sinceramente e senza scopi egoistici le persone a noi più vicine per espandere sempre di più il cerchio dell'amore – mai confinato ad una sola specie né esclusivo – e guarire così gradualmente dal senso di solitudine, di conseguente insicurezza e frustrazione.

Il principe azzurro o la fata turchina che ci valorizzano e ci amano non arriveranno mai se noi per primi non cominciamo a valorizzare e ad amare gli altri. L'amore, del resto, non è qualcosa che ci cade addosso: lo sperimentiamo e lo costruiamo con il nostro atteggiamento e comportamento nella vita quotidiana, imparando a relazionarci agli altri nella modalità dell'amore e vivendolo come pratica di vita: poiché esso è una facoltà potenziale di tutti gli esseri, praticando l'amore, questa facoltà si sviluppa e diventa effettiva capacità di amare.

Se oggi le relazioni di coppia non vanno è proprio perché, paradossalmente, l'amore non viene messo al primo posto, ma vengono piuttosto privilegiati gli scopi utilitaristici, le comodità, le passioni dei sensi, lo status sociale ed economico. Ma l'amore esige rispetto della persona amata nella sua individualità ed essenza spirituale, nella sua unicità; solo così potremo aiutare l'altro a realizzare le sue potenzialità e a trovare profonda soddisfazione nel riscoprirsi ed esprimersi nella migliore versione di se stesso; ecco perché amore vuol dire anche conoscenza dell'altro.

L'amore, e così il superamento del problema della solitudine, sono il frutto maturo di un impegno consapevole, attivo e dinamico verso l'integrazione di ognuno con il proprio sé autentico e con gli altri fino a sperimentare un senso vero di comunione e di unione nella diversità, nella valorizzazione delle reciproche peculiarità, senza cadere in dipendenze affettive o attaccamenti morbosi. Possiamo dare solo se siamo consapevoli di avere.

La pratica dell'amore, quando vissuta in maniera piena, culmina nella realizzazione del nostro rapporto con Dio, fonte unica della varietà degli esseri e di tutto ciò che esiste, sorgente stessa dell'amore.

L'amore è un quid universale e irrinunciabile, un'intrinseca modalità dell'essere, che non può e non deve essere negata o repressa, bensì orientata e gradualmente innalzata verso livelli sempre più costruttivi ed evolutivi. Nell'amore le caratteristiche femminili e quelle maschili cercano di compenetrarsi per ritrovare un'antica completezza e un'intima soddisfazione, tali da sfociare in un'integrazione che raggiunta una maturità piena si consegue anche sul piano individuale.

Marco Ferrini (Matsyavatara dasa)

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