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08
July
2019

La morte non è la distruzione di tutto

Vedere la morte come una tappa trasformativa - Marco Ferrini

Le statistiche sulla morte hanno un valore molto relativo, infatti nonostante l’aspettativa di vita in America e Europa sia di 86 anni per le donne e 83 anni per gli uomini, ieri ha lasciato il corpo Cameron Boyce un giovane di 20 anni, un famoso attore star di Disney Channel.

La morte c’è per i buoni e per i cattivi, c’è per i giovani e per i vecchi, per i famosi e per gli ignoti, per i giusti e per gli empi, per i santi e per i briganti e in un solo colpo, a volte, strappa inaspettatamente la vita dal suo involucro corporeo.

La morte ha molti significati, uno tra questi è che non ci fa sentire completamente a casa nostra, nella nostra dimensione umana. E’ una minaccia perenne rispetto alla vita incarnata e non ci sono eserciti, forze di polizia, capitali finanziari, scienze mediche o potere politico che ci possano mettere al riparo dalla morte. Per cui sarebbe più saggio non rifuggire la morte bensì semplicemente scoprire il suo vero significato. Nulla in natura è semplicemente distruttivo ma tutto ha una funzione: capire qual è la funzione della morte rappresenta il maggior successo di apprendimento di questa vita incarnata. Senza comprendere la morte non si può comprendere la vita e niente è più proficuo per noi che imparare a morire senza improvvisare.

La vita la si dovrebbe condurre sempre nella consapevolezza che la morte non è la distruzione di tutto, la fine definitiva, la cancellazione della nostra esistenza, bensì una tappa trasformativa in cui possiamo andare incontro ad un’evoluzione o ad un’involuzione.

Dobbiamo vivere una vita sobria senza attaccarci a ciò che non è in nostro potere possedere ad oltranza, come il corpo fisico, la reputazione, la ricchezza, la fortuna, la salute, la gioventù, le amicizie altolocate: la morte ha già dimostrato tante volte che tutto questo non ha veramente a che fare con noi, perché? Perché siamo vita eterna.

La Bhagavad-gita 2. 20 ci avverte che la vita precede la nascita e sussiste dopo la morte. Il viaggio post mortem è ancora il viaggio della vita, magari in una nuova dimensione alla ricerca della perfezione. Se abbiamo fiducia, se realizziamo questa verità nella vita, abbiamo fatto la più grande conquista possibile, abbiamo sconfitto l’atavica paura della morte.

La vita continua dopo la morte per cui la morte è solo un’astrazione. La verità è che la vita contiene sia la nascita che la morte, che sono come la cadenza dei nostri passi: camminando si mette avanti un piede poi l’altro e serve solo per raggiungere la meta desiderata: la vita è un viaggio, il mezzo la conoscenza, la meta l’amore.

Penso al dolore della famiglia, degli amici, degli affetti più cari… una morte così improvvisa e inaspettata, “a tradimento”, che travolge non solo la vita della vittima ma anche della sua sfera relazionale… quanti sogni, quante speranze, quanti progetti sono rimasti incompiuti!

Immagino di accompagnarlo in quel viaggio post mortem e osservare come la persona sbalzata fuori dal corpo rimarrà sbigottita per un bel pezzo, risvegliandosi dal sonno si troverà fuori dal corpo, vedendo il suo corpo come un oggetto, immobile, freddo, cadaverico. Quando si riprenderà dallo sgomento? Quanto tempo gli occorrerà per adattarsi a quella nuova condizione di vita incorporea? Risponderà all’impellenza di fare il bilancio di ciò che è accaduto nel corso della sua vita incarnata appena conclusa?

Così come il sogno sta al sonno, così il viaggio post mortem sta alla morte. Anche nel sonno, terminato il sonno, la persona torna alla coscienza, così nel viaggio post mortem, dopo lo sbigottimento iniziale la persona dipartita torna alla coscienza che però non è più connessa alle facoltà sensoriali e agli strumenti corporei, per cui ha da adattarsi alla sua nuova realtà esistenziale: sogni, speranze, progetti a cui stava lavorando continuano a farsi sentire dentro di lui senza più possedere gli strumenti per realizzarli fino alla prossima incarnazione.
Con sincero affetto, vicinanza e preghiera ti auguro un gran successo progettuale ed evolutivo.

Buon viaggio Cameron Boyce,
Marco Ferrini

 

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