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07
August
2019

L’Universo amico

Marco Ferrini

Secondo la legge del karma, ad ogni azione corrisponde una reazione dello stesso segno.

In questo mondo tuttavia non è raro sperimentare che persino un’azione virtuosa possa sul momento produrre risultati dolorosi, anche perché siamo circondati da individui fortemente condizionati, che ad un'azione benefica potrebbero reagire con ostilità. In ogni caso, anche se un’azione corretta potrebbe immediatamente non produrre risultati piacevoli, possiamo avere la certezza che questi siano già assicurati come nostri su di un piano superiore, in una prospettiva lungimirante, perché così avviene quando l’azione è fondata sul dharma, ovvero sulle leggi universali della vita.

Il saggio agisce secondo il dharma, senza preoccuparsi troppo se per brevi o lunghi periodi dovrà sopportare temporanee conseguenze disagevoli (tapas), anche perché al contempo sperimenta nel proprio intimo serenità e soddisfazione impagabili, non dipendenti da cause esterne.

Ciò che invece accade a chi vuole godersi il risultato a tutti i costi e subito, anche a scapito del dharma, è che al momento ottiene qualche fugace soddisfazione, salvo poi questa trasformarsi nel suo esatto contrario.

La Bhagavad-gita (XVIII.38) insegna, infatti, che “il piacere determinato dal contatto dei sensi con il loro oggetti, all’inizio sembra nettare ma alla fine è veleno”, essendo una pseudo-felicità indotta da rajoguna, ovvero dalla bramosìa dell'ego empirico.

Assumendo invece un corretto punto di vista, quello dell’io metafisico, e un’azione ad esso coerente, possiamo testimoniare piccoli prodigi anche nella nostra vita di tutti i giorni: un disagio o un ostacolo possono essere percepiti come un’opportunità per superare i propri limiti e provvidi aiuti per sviluppare una consapevolezza più elevata.

Se leggendo ti chiedi qual è la necessità di sviluppare una consapevolezza elevata, ti rispondo che senza di essa non si può sperimentare l’autentica felicità.

Se riusciamo a guardare al mondo in quest’ottica, vedremo un prodigio continuo, una dimensione in cui gli ostacoli non esistono, se non nella nostra immaginazione a causa dei condizionamenti. Al loro posto vedremo occasioni per colmare le nostre carenze affettive, emotive e comportamentali.

In una corsa ad ostacoli l’atleta non è né sorpreso né dispiaciuto nell’affrontarli, perché essi fanno parte del gioco. Analogamente, solo chi è passato attraverso un’adeguata maturazione interiore, può vedere che la vita stessa è una sequenza interminabile di crisi (lutti, abbandoni, tradimenti, malattie, morti e rinascite); la giusta attitudine consiste nel cogliere l’orizzonte di senso di tutto ciò, ovvero considerarle un’infinita serie di preziose opportunità per fare un percorso di individuazione di sé e scoprire la nostra essenza spirituale, situata oltre il cangiante mondo dell’impermanenza.

Sentirsi soli, abbandonati o senza cose o persone di cui godere, può momentaneamente apparire una privazione o un ostacolo al raggiungimento della felicità, ma piuttosto che sprecare preziose energie nell’auto-compiangersi, possiamo imparare a vedere la stessa situazione come una prova da superare per coglierne l’opportunità nascosta. Seneca diceva “ignis aurum probat, miseria fortes viros”, il fuoco testa l’oro e le prove [della vita] la forza morale degli uomini.

Se la mente è educata e guidata dal sé spirituale non vedremo più ostacoli davanti a noi, ma uno spazio luminoso da percorrere con gioia, che ci confermerà di volta in volta la grandezza della misericordia divina e la natura intelligente del mondo e della vita...e che, come scriveva S.Francesco nel cantico delle creature: 
“Laudato sie mi’ Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore,de te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle, in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.”

Un altro modo per dire che l’universo ci è amico.

Marco Ferrini

 

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