CSB RADIO

26
May
2019

Ciò in cui credo

Marco Ferrini

In questi giorni di convalescenza, ho riflettuto a lungo su quanto stava accadendo al mio corpo, mentre percepivo la mia interiorità integra e distaccata dal piano fisico. Era l’involucro esterno soggetto all’usura del tempo, mentre dentro realizzavo la mia immutabilità. Un’occasione per mettere in pratica la trasformazione di un evento spiacevole in un’esperienza evolutiva.

Condivido con voi questi pensieri, in cui vado dicendomi che la vita va vissuta come una bevanda miracolosa da bere sino all’ultima goccia, in cui l’intelligenza adattiva è la misura per assaporarla. La vita è un elisir di cui godere, se ci predisponiamo ad accoglierla come un dono e abbiamo la capacità, la creatività di adattarci ai suoi mutamenti. La vita è come un viaggio dove non si è mai fermi, è un cambiamento continuo. L’intelligenza adattiva ci consente di distillarne sempre il meglio. Cos’è diametralmente opposto alla capacità di adattamento? Il lamento. Lamentarsi è sinonimo d’incapacità nel far fronte agli imprevisti e agli urti dell’esistenza incarnata, in cui non vi è nulla di permanente. L’apparenza inganna con il mutare delle sue forme, come le immagini colorate di un caleidoscopio.

Vi narro in breve questa mia esperienza. Pensavo di dover cambiare le lenti dei miei occhiali, a causa di un peggioramento della vista; una banale correzione da modificare per risolvere un fastidioso disturbo. Invece, la visita fatta da una donna professionalmente preparata nel campo dell’ottica, e dotata d’indubbia onestà, ha messo in luce una patologia agli occhi che poi è effettivamente risultata risolvibile solo con un intervento chirurgico. Mi ritengo fortunato, perché se non fosse stata subito scoperta, si sarebbe potuta aggravare sino alla perdita della vista. Lì per lì ho pensato di aver evitato la catastrofe, ma poi mi sono chiesto se sarebbe stata davvero tale. La vita è sempre uno scrigno di tesori da scoprire e se veniamo privati di qualcosa, ha in serbo altri doni per noi…

Dopo l’intervento chirurgico, l’effetto dell’anestesia è durato a lungo. Parte della mia testa non aveva più sensibilità: la mano con cui mi tastavo percepiva semplicemente diverse parti di un oggetto che, a sua volta, era privo di sensibilità: questa esperienza mi ha reso palese che c’è una sostanziale differenza tra me - coscienza - e gli organi del mio corpo. Mentre mi sentivo integro nella mia interiorità, capivo che la vista era stata momentaneamente disattivata, inibendo chimicamente i collegamenti tra l’occhio e quella parte di corteccia celebrale che gestisce i dati forniti dal nervo ottico. Ho pensato all’occhio come un accessorio, alla vista come un’App e ai chirurghi come a dei tecnici competenti che devono riparare una componente del l’hardware. Ciò che avveniva era al di fuori di me e non mi sentivo privato di nulla.

Il corpo è una sofisticata struttura corporea che abbiamo in dotazione per fare esperienza nella vita ed evolvere come esseri umani e spirituali.

La nostra predisposizione è parte integrante di questo processo che prevede uno sviluppo formativo, di apprendimento non solo cognitivo, ma anche socio-affettivo, che culmina nell’esperienza dell’amore.

Nonostante lo scopo del viaggio esistenziale sia l’apprendimento dell’Amore, è pur vero che le persone anaffettive non sono capaci di innamorarsi davvero: pensate al narcisista, il quale è talmente infatuato di sé, da non potersi innamorare di altri. L’attuale modello culturale, di stampo consumistico e ferocemente concorrenziale, attraverso i mezzi di comunicazione di massa induce uno degli errori più gravi e diffusi: pensare a se stessi in termini di corpo, anziché vivere consapevolmente la propria reale identità spirituale.

Ciononostante, in virtù di un percorso di consapevolezza profonda possiamo affrontare ogni accadimento, percependo che la nostra identità è diversa da quella del corpo.

Quando siamo in contatto con noi stessi, proviamo intensa gioia, contentezza e meraviglia, così come descritto da Krishna nella Bhagavad-gita II, 20:

“Per l'anima non c'è né la nascita, né la morte. Esiste e non smette mai di esistere. Non nasce, non muore, è eterna, originale, non ebbe mai inizio e non avrà mai fine. Non muore quando il corpo muore.”

Una realtà di fronte alla quale si apre una nuova fase dell’esistenza, tutta da progettare costruttivamente.

Questa visione di noi stessi è un aiuto straordinario per trasformare ogni evento in un’esperienza evolutiva.

E’ una predisposizione che richiede impegno e coerenza nel nostro modo di vivere, di desiderare, pensare, agire. E’ saggio prepararsi ancor prima che gli eventi accadano. Pre-pararsi significa “pararsi prima”, come aver pronto un ombrello in caso di temporale.

Sapersi disidentificare dal proprio corpo, dalla propria personalità empirica, ci dona la libertà di sperimentare la consapevolezza della nostra autentica natura, il sé, l’atman. E’ quell’essere presenti a se stessi in modo autentico, “esserci” nel mondo adattandosi e rispondendo in modo progettuale alle problematiche contingenti dell’esistenza, sperimentando la completezza del nostro Essere. L’anima non ha niente a che spartire con le due strutture del mondo fisico e psichico; ma vi è imprigionata. Si possono vivere diverse condizioni di gioia o sofferenza, ma il vero successo consiste nel collocarsi in uno stato elevato di coscienza, oltre il mondo fenomenico. In questo la fede in Dio aiuta molto ed è un sostegno straordinario per l’essere incarnato, imprigionato nella morsa dei condizionamenti che gradualmente si sciolgono, consentendo di realizzare uno stato superiore di realtà in cui credere, da cui lasciarsi ispirare e per cui vivere, amando.

Marco Ferrini

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