CSB RADIO

12
February
2013

Amore e Solitudine nel leader (3a parte)

parte terza di tre - Marco Ferrini

Quando il leader è guida d’amore non ha bisogno di esercitare pressioni poiché le sue parole e il suo agire sono fondati sull’affetto che, seppur non sempre a tutti palesemente traspare, è comunque spesso avvertito dai più sensibili; egli riesce con naturalezza a sviluppare i talenti negli altri, aiutandoli ad evolvere, dando loro prospettiva e coraggio, infondendo autostima e il senso di un progetto evolutivo comune,cui dedicarsi in quanto strumento di realizzazione autentica.

Le persone amate lavorano meglio, producono di più, sprecano meno, diventano ricettacoli naturali di benessere e di affidabilità.

In ogni ambito dell’esistenza dare e ricevere amore è strumento essenziale di auto-realizzazione. Pensiamo ad esempio ad un bambino affetto da una sindrome di nanismo psichico: gli si possono dare tutte le vitamine che si vuole, ma se non gli si dà affetto, quel bambino non diventerà mai adulto. Se la mamma non lo stringe a sé, se non lo tiene al proprio petto, se non gli fa percepire il proprio calore, se non lo unisce a quella energia invisibile ma che nutre e sostiene, non ci sarà per lui possibilità di crescita.

Il vero amore applicato alla autentica leadership si compendia nell’agire sempre per il bene comune, nel condurre al conseguimento del bene supremo, il che produce generalmente un solido consenso e assicura cooperazione e successo anche nelle situazioni più difficili.

Occorre altresì evidenziare che essere leader comporta necessariamente una certa misura d’isolamento. Anche quando si circonda di collaboratori ben scelti, onesti, leali, capaci, cui delega più mansioni possibili, e pur incoraggiando un lavoro di gruppo per l’elaborazione di piani operativi, la responsabilità della decisione finale è sempre del leader. Questo richiede distacco e concentrazione, e perciò anche un certo isolamento.

Le decisioni che frequentemente un leader deve prendere comportano spesso un travaglio interiore. Il leader dovrebbe quindi centrarsi in sé stesso per operare al meglio di sé ed appurare che ogni decisione presa è in quel momento la migliore per la soluzione di un determinato problema. Le decisioni più importanti richiedono attente riflessioni e la solitudine stimola grandemente l'inconscio producendo proposte di soluzioni con vivace creatività. Un vero leader non pensa che la solitudine sia un male, anzi, la percepisce come un’occasione per attingere alla propria radice profonda e spirituale, per rigenerare le proprie risorse migliori. La solitudine diventa così un’oasi ristoratrice e riparatrice, non vissuta in antitesi alla fase di relazionalità, ma come entrambe complementari ad un'affettività evolutiva; la solitudine, dunque, come strumento spesso indispensabile e utile per realizzare appieno un obiettivo, con quel sano distacco emotivo che è necessario per favorire l'autentico bene proprio e altrui.

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  • grazie per ricordarci il vero piano della Realtà, per gradi accessibile...grazie
    Beatrice

    Beatrice

    19. February, 2016 |

  • grazie per questa chiara e vera descrizione, che ci incoraggia al senso di responsabilità personale, grazie
    Beatrice

    Beatrice

    27. January, 2016 |

  • Grazie. Come sempre articoli molto interessanti
    Michele Francesconi

    Michele Francesconi

    29. December, 2015 |

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