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14
February
2019

Amor sacro e amor profano

1. Parte Marco Ferrini

Il sentimento dell’amore è di fondamentale importanza per la nostra vita, eppure è un tema non facile da trattare. Talvolta è considerato un tabù, al punto da mettere a disagio alcuni nell’affrontarne il vasto panorama, dovendo fare i conti con le proprie scelte ardite. Parlarne è un invito ad affrontare le nostre contraddittorietà, a mettere a nudo le posizioni scomode, a inoltrarci su di un terreno scivoloso. L’amore è uno dei requisiti fondamentali della vita, senza il quale o con il quale l’esistenza cambia e la si percepisce in maniera completamente diversa.

Cos’è l’amore?

Pensate ai grandi artisti, poeti o pittori che grazie ai loro talenti hanno raffigurato nelle varie forme d’arte il proprio mondo interiore. Come Tiziano Vecellio con il suo “Amor Sacro e Amor profano”.

Qui emerge la prima dicotomia, laddove non si parla più di un solo “amore”, ma di due tipologie fortemente differenziate. Tra quali scegliere? Potremmo dire l’amor sacro, ma se il suo correlato risultasse la scelta sbagliata, perché la maggioranza delle persone coltiva l’amor profano?

Cosa hanno scritto e detto i classici in merito? Ho citato Tiziano Vecellio e una sua celebre opera. Tiziano era contemporaneo di Michelangelo, artisti che si sono impegnati nel rappresentare la fenomenologia dell’amore. Opere d’arte da contemplare, in cui troviamo una bellezza che dialoga con l’anima, che emoziona, commuove e toglie il fiato, che innalza in alto e rende consapevole di trovarsi tra Terra e Cielo, una bellezza che favorisce l’evoluzione interiore. Attraverso l’arte, Michelangelo esprime il suo predominante sentimento verso il Divino, rappresentato da quello speciale amore della madre per il figlio. La Pietà di Michelangelo a San Pietro è una narrazione simbolica, una trasmutazione alchemica che trasforma il marmo in puro Amore, dove vediamo la Madre adorare il Figlio, che ne è anche il Padre, in quanto Creatore.

“Amore Sacro e amore profano” è uno dei capolavori più celebri di Tiziano: da un lato un sentimento languido, sovraccarico di eros per non dire di voluttà, dall’altro un amore trascendente che supera le passioni umane, così come lo possiamo ammirare nei dipinti di Beato Angelico o nelle grandi opere di Gian Lorenzo Bernini. Vi è un’altra opera che ha segnato un’epoca, dando un indirizzo molto preciso all’estetica, il cui autore fu Gian Lorenzo Bernini. Sto parlando dell’Estasi della beata Ludovica Albertoni, la cui fama è giunta ai posteri, proprio perché immortalata in questa magnifica scultura. Se Gian Lorenzo Bernini e Tiziano hanno trasceso i condizionamenti terreni e i limiti umani, nell’arte di Michelangelo si riflette la luce di Dio. L’estasi è una sublimazione dell’umanità, dove la personalità supera se stessa, oltre le emozioni legate al qui e ora, e fa un salto trascendente.

Andando a ritroso nel tempo e rivisitando i grandi classici dell’india, possiamo fermarci a considerare i capolavori della cultura Indo-Vedica: gli “Yoga Sutra” di Patanjali e la Bhagavad-gita. Negli Yoga Sutra è rivelato il percorso per giungere alla fase di più alta contemplazione e sperimentare lo stato di estasi (samadhi). Un’estasi che attiene al piano del divino, permettendoci di entrare in contatto con la parte di noi più intima e autentica, che non è alla portata della coscienza ordinaria.

La Bhagavad-gita si riconferma sovrana scienza del vivere che si può applicare qui ed ora per risolvere le problematiche degli individui e quelle più complesse della società, permettendo l'armonizzazione dei contingenti bisogni di Terra con le irrinunciabili istanze di Cielo, fino all'esperienza di piani superiori di realtà e alla realizzazione del Divino in un rapporto d’amore tra l’uomo e Dio, tra l’individuo, l’ambiente e tutte le creature (Bhakti). In questo flusso del divenire, morire e rinascere sono passaggi che scandiscono i nostri passi lungo il cammino verso la Liberazione e l’Amore (Moksha e Premabhakti).

Dunque, le persone per amore soffrono, piangono, palpitano, sospirano. Provano ispirazione o possono sperimentare la disperazione. Di quale amore stiamo parlando? Vi sono molte sfumature nell’atteggiamento umano, che danno interpretazioni diverse. Il sostantivo “amore” è uno tra quelli che ha il campo semantico più inquinato, perché in nome dell’amore si è detto di tutto e il contrario di tutto. C’è chi dona la vita in nome dell’amore, altri giungono ad uccidere. Il femminicidio è un neologismo che indica casi di omicidio maturati in ambito familiare o relazioni sentimentali ai danni della donna, spesso a causa di gelosie e malsane passioni. Cos’è l’amore? Le persone spesso sono confuse, si dichiarano innamorate, ma di quale amore parlano? La fase di innamoramento è un processo di trasformazione, se in meglio o in peggio lo si potrà dire nel tempo. Spesso si scambia l’infatuazione con l’essere innamorati, precipitando le cose anziché muoversi con cautela. Si bruciano le tappe e si corre il rischio di creare danni irrimediabili e irreversibili.

L’amore é un argomento complesso e controverso.

Socrate diceva che l’amore è follia, ma affermava esistere uno stato di follia che è un dono divino. Il linguaggio del mito racchiude in sé la poesia, che dona valore al significato delle parole. Prendiamo ad esempio Dante Alighieri e la bellezza della Divina Commedia. Dante ha cantato l’Amore in modo magistrale, da grande cultore qual era: “Amor che nella mente mi ragiona”. Con questa predisposizione di cuore, chiunque agisca lo fa in modo ispirato e da innamorato. Sant’Agostino diceva: “Ama e fa ciò che vuoi” Ovviamente, è da verificare quale tipo di sentimento si coltiva, perché in nome dell’amore sono anche state messe a ferro e fuoco intere città e molte persone arse vive. Per non essere fuorviati, possiamo riferirci ai grandi classici, ai grandi Maestri, alle Tradizioni autentiche del passato che vivono ancora oggi. Per quanto uno creda di intraprendere una via nuova, studiando, leggendo, apprendendo, capirà che nell’antichità quell’idea era già nata e tuttalpiù ciò che può fare è rivisitarla per renderla propria. Infatti, un conto è il sapere, altro è realizzarlo.

Se prendiamo un cono e lo posizioniamo con la base a terra, osservandolo dal piano ortogonale appare come un cerchio e il suo vertice il centro. Se spostiamo la prospettiva sul piano orizzontale, sembra un triangolo e a seconda del grado di inclinazione con cui lo osserviamo sfuma in un’ellisse che da cerchio potrà restringersi al punto da apparire una linea retta. E’ sempre lo stesso cono che osserviamo, ma cambia ai nostri occhi a seconda della prospettiva che assumiamo.

Questo avviene nella nostra vita tutti i giorni ed è un principio esteso anche al sentimento dell’amore. L’amore ha la possibilità di essere visto, osservato, ma soprattutto vissuto da diverse angolazioni. Stagnare in una sola di esse può farci perdere il contatto con noi stessi e alienarci, identificandoci in una particolare circostanza che rappresenta soltanto uno dei tanti aspetti del fenomeno che stiamo considerando.

(...CONTINUA)

Marco Ferrini

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    19. February, 2016 |

  • grazie per questa chiara e vera descrizione, che ci incoraggia al senso di responsabilità personale, grazie
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  • Grazie. Come sempre articoli molto interessanti
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